Quasi tre quarti degli svizzeri chiudono i messaggi pubblicitari nei media

Sondaggio rappresentativo di comparis.ch sul rapporto con la pubblicità


La pubblicità nei media infastidisce il 73% degli svizzeri. A irritare sono soprattutto i messaggi pubblicitari pop-up. La pubblicità radiofonica e i banner sui siti di informazione sono le forme pubblicitarie meglio tollerate. Il 70% tenta di chiudere o saltare annunci e spot. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio rappresentativo di comparis.ch.

Zurigo, 7 febbraio 2018 – Gli utenti dei media in Svizzera preferiscono i contenuti privi di pubblicità: per il 79% l’assenza di pubblicità è importante. Il 73% degli intervistati è sostanzialmente infastidito dalla pubblicità. E il 70% cerca ove possibile di chiudere o saltare annunci e spot. Questi sono i risultati di un sondaggio rappresentativo del servizio di confronto online comparis.ch.

Rispetto all’uso di contenuti privi di pubblicità, gli svizzeri hanno tuttavia un atteggiamento contraddittorio: secondo le proprie dichiarazioni, solo un terzo sarebbe disposto a pagare di tasca propria per accedere a contenuti senza pubblicità. Di fatto, però, già quasi la metà utilizza prevalentemente canali streaming a pagamento piuttosto che i classici canali radio e TV.

A irritare di più sono i messaggi pubblicitari pop-up

Gli intervistati trovano più fastidiosi di tutto i pop-up pubblicitari sui siti web (63%), seguiti dagli spot pubblicitari prima dell’inizio dei video su Internet (58%) e dagli spot televisivi (57%). La pubblicità radiofonica, invece, è molto meglio tollerata e disturba solo due intervistati su cinque. Simile è l’atteggiamento nei confronti della pubblicità dei podcast, che infastidisce solo il 42% degli intervistati. La pubblicità sui siti di informazione, come 20 minuti o tio, è quella che irrita meno (36%).

«La radio viene utilizzata prevalentemente come sottofondo, pertanto la pubblicità si nota meno. I contenuti visivi, invece, vengono consumati in maniera attiva. Di conseguenza, gli spot pubblicitari sono percepiti come interruzioni più fastidiose; al contrario di quanto accade con i banner pubblicitari in rete, gli utenti sono costretti per almeno qualche secondo a vedere lo spot TV» spiega Jean-Claude Frick, l’esperto di tecnologia digitale di Comparis.

La pubblicità viene rimossa nella stessa misura su TV, smartphone e PC

Il 70% tenta ove possibile di chiudere o saltare i contenuti pubblicitari. A farlo sono principalmente i giovani al di sotto dei 36 anni con una quota del 79% (71% nella fascia d’età 36-55 e 58% tra gli over 55). Gli utenti saltano la pubblicità non solo in TV (46%) ma con una frequenza simile anche sul PC (48%) e sullo smartphone (46%); per quanto riguarda lo smartphone, il picco di utenti (64%) si registra tra quelli di età inferiore ai 35 anni, mentre nella fascia d’età fino ai 55 anni lo fa il 46% e il 24% tra gli over 55.

«Gli internauti più giovani si sono abituati a saltare la pubblicità dopo i primi cinque secondi obbligatori, come avviene ad esempio su YouTube. Grazie alla funzione TV Replay, cresce costantemente il numero di spettatori che evita di guardare la pubblicità anche in TV» aggiunge Jean-Claude Frick.

Gli uomini che bloccano la pubblicità sono il doppio delle donne

Sono tuttavia in pochi ad adottare attivamente delle misure per evitare di essere sommersi dalla pubblicità. Appena il 23% degli intervistati ha installato un programma per il blocco della pubblicità su almeno uno dei propri dispositivi elettronici. A questo proposito si evidenzia una netta differenza tra i sessi: gli uomini che utilizzano un ad blocker sono il doppio delle donne (30% contro il 17%).

Gli svizzeri sottovalutano la propria disponibilità a pagare

Per quanto riguarda la disponibilità a pagare per accedere a contenuti privi di pubblicità, molti sottovalutano il proprio comportamento effettivo: solo un terzo degli intervistati dichiara infatti che sarebbe disposto a farlo. Anche in questo caso gli uomini dimostrano maggior spirito di iniziativa (40% rispetto al 26% delle donne).

La disponibilità a pagare riguarda principalmente i contenuti televisivi, con un valore mediano di 8 franchi al mese. Per i servizi di streaming online gli intervistati pagherebbero 3 franchi al mese e 2 per i siti di informazione. Per poter avere una radio senza pubblicità gli intervistati sarebbero disposti a pagare 1 franco, mentre non sborserebbero nulla per quanto riguarda i podcast.

Queste affermazioni sono in contrasto con l’effettivo consumo mediatico: di fatto, secondo il sondaggio di Comparis, già il 47% degli intervistati utilizza almeno un servizio di streaming a pagamento come canale principale al posto dei classici canali radio e TV gratuiti. Già il 31% utilizza il servizio di streaming a pagamento Netflix come canale principale per contenuti video e TV, con addirittura una quota del 53% tra i 36enni. Per gli intervistati fino ai 55 anni e gli over 55 i valori si attestano rispettivamente sul 28% e sul 9%.

La disponibilità a pagare degli utenti dei media è influenzata anche dai servizi di streaming a pagamento, dai costi di abbonamento per la Pay TV e dal canone radiotelevisivo obbligatorio per tutti i nuclei domestici svizzeri. «La maggior parte degli utenti non è quindi disposta a spendere ancora altro denaro per ulteriori formati media senza pubblicità» spiega l’esperto di tecnologia digitale di comparis.ch.

Metodologia

Il sondaggio rappresentativo è stato condotto a gennaio 2019 dall’istituto di ricerche di mercato innofact, su incarico di comparis.ch, e ha coinvolto 1’047 persone in tutte le regioni della Svizzera.

Maggiori informazioni

Jean-Claude Frick

Esperto Tecnologia digitale

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