Per 50 franchi gli svizzeri sarebbero disposti a fornire agli assicuratori i dati sulla loro salute

Sondaggio rappresentativo di Comparis sulla divulgazione dei dati sulla salute raccolti tramite cellulare


Zurigo, 28 marzo 2019 – Tra le funzioni standard degli smartphone vi è il tracciamento dei movimenti degli utenti. I dati relativi alla salute vengono memorizzati localmente sul dispositivo per default. Molti svizzeri non hanno problemi a trasmettere questi dati ai propri assicuratori anche a scopi commerciali. Questo è quanto dimostra un sondaggio rappresentativo condotto da Marketagent su incarico del servizio di confronto online comparis.ch.

Secondo quanto dichiarato, il 9% degli intervistati fornisce già ai propri assicuratori i dati registrati tramite i propri dispositivi mobili concernenti l’attività fisica, l’alimentazione, lo sport, il sonno e così via. In linea generale, un terzo degli intervistati non ha nulla in contrario all’utilizzo di questi dati da parte delle compagnie assicurative, purché la trasmissione delle informazioni sia volontaria. Questo vale soprattutto per le generazioni più giovani con una quota del 42% tra coloro che non hanno ancora compiuto 30 anni (36% nella fascia di età dai 30 ai 49 anni e 27% nella fascia di età dai 50 ai 65 anni). Un quarto dei partecipanti al sondaggio, inoltre, è favorevole all’uso dei dati da parte degli assicuratori a fronte di una ricompensa per i rispettivi proprietari dei dati. Anche in questo caso, il consenso maggiore proviene dai giovani con una quota del 32% (rispetto al 28% degli under 49 e al 16% degli over 50).

Ricompensa mensile dai 50 franchi in su: incentivo interessante per la divulgazione dei dati

In questo scenario emerge tuttavia una discrepanza: il 46% degli intervistati ritiene in linea generale che gli assicuratori non dovrebbero essere autorizzati a utilizzare i dati sulla salute registrati dai loro clienti, ma la prospettiva di una ricompensa sufficientemente elevata smorzerebbe questa resistenza. Il 70%, infatti, si è dichiarato disposto a condividere i dati sulla propria salute con le compagnie assicurative dietro ricompensa.

Il 5% si accontenterebbe già di 5 franchi al mese. Un ulteriore 12% vorrebbe ricevere almeno 10 franchi per la trasmissione dei propri dati, mentre il 19% chiederebbe 20 franchi o più. Con una ricompensa mensile a partire da 50 franchi, un ulteriore 34% sarebbe disposto a mettere a disposizione i propri dati.

La fascia d’età che si è mostrata sistematicamente più restia è quella compresa tra i 50 e i 65 anni: il 46% di questo gruppo si rifiuta di trasmettere i propri dati. La quota si riduce invece al 25% per gli intervistati tra i 30 e i 49 anni e al 17% per chi ha meno di 30 anni.

Due terzi tracciano consapevolmente dati sulla loro attività fisica

Quasi due terzi degli intervistati si dichiarano generalmente non infastiditi dalla registrazione automatica dei dati sulla loro salute e ne tengono traccia consapevolmente. Il 13% di essi ha scaricato applicazioni aggiuntive sul proprio smartphone per misurare dati sulla salute e il fitness. E il 15% afferma di avere, oltre allo smartphone, un fitness tracker o uno smartwatch con funzioni specifiche per rilevare questo genere di informazioni.

«Non dobbiamo perdere di vista i rischi»

«Il tracking dei dati sulla salute può favorire un comportamento sano, ma non dobbiamo perdere di vista i rischi», avverte Felix Schneuwly, esperto di casse malati presso Comparis, secondo il quale la divulgazione di questi dati deve avvenire sempre su base volontaria. Schneuwly aggiunge inoltre che non dovrebbero esserci sanzioni per i comportamenti «indesiderati», ma solo ricompense aggiuntive per i comportamenti «auspicati». «Le ricompense finanziarie possono promuovere un comportamento sano, ma questo non deve compromettere la solidarietà nell’assicurazione di base», ammonisce l’esperto.

Schneuwly sottolinea che vi è sempre una relazione di causalità tra comportamenti sbagliati e danni. Nel caso delle malattie, queste relazioni esistono solo statisticamente. «Chi pratica sport e segue un’alimentazione sana può comunque ammalarsi di cancro. E chi fuma può comunque non ammalarsi di cancro ai polmoni», spiega Schneuwly.

L’esperto di Comparis chiede agli assicurati una maggiore consapevolezza circa la sensibilità dei propri dati. Di fatto la situazione al riguardo non è delle migliori: secondo l’analisi di comparis.ch sulla solvibilità, l’88% degli svizzeri non sa che tutte le imprese (comprese le casse malati) in grado di provare un interesse legittimo hanno accesso ai dati relativi alla loro affidabilità di pagamento. E secondo lo studio di comparis.ch sulla fiducia nella tutela dei dati, una persona su due trascura le impostazioni della privacy sui social network.

Link di approfondimento

Analisi di Comparis: «I clienti non hanno ormai più segreti: quasi il 90% degli svizzeri lo ignora»

Analisi di Comparis: «Una persona su due trascura le impostazioni della privacy sui social media»

Metodologia

Il sondaggio rappresentativo è stato condotto nel mese di febbraio 2019 dall’istituto di ricerche di mercato Marketagent, su incarico di comparis.ch, e ha coinvolto 1’000 persone nella Svizzera tedesca e romanda.

Ulteriori informazioni
Felix Schneuwly
Esperto di assicurazione malattia
Cellulare: 079 600 19 12
E-Mail: felix.schneuwly@comparis.ch
comparis.ch

 

Chi è comparis.ch
Con oltre 80 milioni di visite all’anno, comparis.ch è uno dei siti web svizzeri più utilizzati. L’azienda confronta tariffe e prestazioni di casse malati, assicurazioni, banche e gestori di telefonia e presenta la più grande offerta online di auto e immobili in Svizzera. Grazie ad ampi confronti e valutazioni esaustive, Comparis porta trasparenza sul mercato, rafforzando così il potere decisionale dei consumatori. Fondata nel 1996 dall’economista Richard Eisler, l’impresa con sede a Zurigo oggi conta circa 180 dipendenti.

 

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