Salute e prevenzione

Coronavirus: domande e risposte sul versamento continuato del salario

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Foto: iStock / Scharvik

La diffusione del coronavirus in Svizzera costringe molti datori di lavoro e i loro dipendenti a rispondere a una serie di sfide senza precedenti. Chi paga lo stipendio se l’azienda è costretta a chiudere improvvisamente? E cosa succede se si tratta di un impiego a tempo determinato? Comparis risponde alle domande più importanti sul tema lavoro e stipendio.

Domande e risposte: stipendio

Se la mia azienda/il mio datore di lavoro ha imposto l’obbligo di quarantena, ma io sono in salute, continuo comunque a prendere lo stipendio?

Attenzione: perché il pagamento continuato dello stipendio non è garantito se i dipendenti interessati hanno soggiornato nelle zone a rischio di propria iniziativa. A tale riguardo, tuttavia, la giurisprudenza non ha una posizione unitaria, e non è ancora stata pronunciata nessuna sentenza in ultima istanza.
I lavoratori indipendenti in quarantena per ordine del medico o di altre autorità sanitarie vengono rimborsati dalla Confederazione con un’indennità giornaliera ai sensi della Legge sulle indennità di perdita di guadagno, laddove non si sia già provveduto a un altro tipo di indennità o a una prestazione assicurativa.

Se il mio datore di lavoro non ha stipulato un’assicurazione di indennità giornaliera, chi provvede a versarmi il salario in caso di contagio?

In questo caso vige l’obbligo di pagamento continuato del salario previsto dalla legge, la cui durata è stabilita in base ai parametri della «scala» basilese, bernese o zurighese, sia in caso di quarantena preventiva (cioè di persone sane messe in quarantena) che di malattia. La durata del pagamento continuato dello stipendio si basa gli anni di servizio del dipendente in questione.

Ho un impiego temporaneo e/o con retribuzione oraria, e l’attività della mia azienda è stata temporaneamente sospesa. Cosa succederà ora?

Per attenuare l’attuale situazione, il 20 marzo il Consiglio federale ha ampliato le disposizioni relative al lavoro ridotto: ora anche i lavoratori assunti a tempo determinato e/o con retribuzione oraria possono beneficiarne. Oltre a questo, il lavoro ridotto può essere richiesto anche per gli apprendisti affinché questi non perdano il loro posto di tirocinio. Da subito, i dipendenti non devono più compensare le ore di straordinario prima di poter beneficiare dell’indennità per lavoro ridotto. I datori di lavoro devono quindi versare ai collaboratori interessati l’80% del loro stipendio nel giorno di paga. Oltre allo stipendio concordato contrattualmente, il versamento comprende anche le indennità regolari previste dal contratto.

Al calcolatore lavoro ridotto

Sono in età pensionabile ma non sono ancora andato in pensione. Attualmente non posso più lavorare perché appartengo a una categoria a rischio e il telelavoro non è possibile. Ho diritto a un’indennità?

Chi è in età pensionabile non versa più i contributi nell’assicurazione contro la disoccupazione. Non si ha quindi più diritto all’indennità per lavoro ridotto. Dato che le persone con più di 65 anni sono particolarmente a rischio, i datori di lavoro sono tenuti ad adottare misure adeguate per garantire che i rapporti di lavoro siano conformi alle raccomandazioni dell’UFSP attualmente in vigore. Se ciò non fosse possibile, i diretti interessati hanno diritto a un congedo con pagamento continuato dello stipendio. Tuttavia, questo concedo deve essere concesso dal datore di lavoro. Se una persona a rischio smette di lavorare di sua spontanea iniziativa perde il diritto al salario.

La mia azienda non ha introdotto il lavoro ridotto ma prevede un differimento del salario per i suoi dipendenti. Per tre mesi devo rinunciare al 20% del mio stipendio, cifra che mi verrà poi rimborsata nel 2021. È permesso?

Il differimento salariale prevede che il collaboratore contribuisca, in via eccezionale, ad alleviare i problemi di liquidità del datore di lavoro in modo da mantenere il suo posto di lavoro all’interno dell’azienda.

A causa del COVID-19, il Consiglio federale ha vietato gli eventi con oltre 1’000 persone: sussiste l’obbligo di pagamento continuato del salario se il datore di lavoro è costretto ad annullare una grande manifestazione e i collaboratori non hanno quindi più lavoro?

In questo caso vige l’obbligo di pagamento continuato del salario senza alcuna riserva, poiché si parla di un rischio aziendale del datore di lavoro, il quale potrebbe ad esempio anche decidere di modificare l’evento e diminuirne la portata. La situazione cambia se il Consiglio federale dichiara una determinata area come zona protetta, ad esempio introducendo il coprifuoco. In questo caso l’annullamento è considerato di forza maggiore, e quindi questa regolamentazione riguarda tutti, non solo un certo di aziende. Di conseguenza, l’indennità per lavoro ridotto compensa una parte delle perdite.

Domande e risposte: indennità di perdita di guadagno

Maggiori informazioni sull’indennità di perdita di guadagno dovuta al coronavirus sono disponibili nel nostro articolo correlato.

Domande e risposte: lavoro ridotto

Cosa succede in caso di malattia durante il lavoro ridotto?

Non importa se si lavora normalmente o con orario ridotto: in entrambi i casi valgono le stesse regole. Alcuni datori di lavoro richiedono di presentare un certificato medico già dal primo giorno di malattia, altri invece dopo tre o più giorni.

Come devo procedere, in qualità di commerciante, per ottenere l’autorizzazione del lavoro ridotto?

Il datore di lavoro deve presentare richiesta all’assicurazione contro la disoccupazione (AD), che è responsabile per l’autorizzazione del lavoro ridotto. Ecco i tre passi da seguire per presentare la richiesta:

  • 1. Ottenere il consenso scritto dei propri collaboratori, utilizzando l’apposito modulo di approvazione.
  • 2.o Presentare la domanda al servizio cantonale competente (SC). In tal caso è necessario un preannuncio. Il lavoro ridotto può anche essere comunicato con un preannuncio telefonico, ma il datore di lavoro dovrà poi provvedere a confermarlo per iscritto oppure con l’apposito modulo per l’indennità per lavoro ridotto relativo al COVID-19. Qui trova i link cantonali per informazioni sul mercato del lavoro e sulla disoccupazione.
  • 3. Una volta ottenuta l’approvazione dal SC del Cantone, il datore di lavoro può far valere il diritto all’indennità tramite il modulo «domanda e calcolo di indennità per lavoro ridotto» presso la cassa di disoccupazione scelta. Il versamento dell’indennità avviene nel giro di un mese.

Non voglio accettare di lavorare a orario ridotto. Rischio di perdere il lavoro?

Il lavoro a orario ridotto mira a garantire il pagamento continuato del salario per un determinato periodo di tempo. In questo modo il datore di lavoro non è costretto a licenziare alcuni collaboratori per poi doverne assumere di nuovi una volta che la situazione economica si è stabilizzata. Se un dipendente si rifiuta di lavorare a orario ridotto, il datore di lavoro può solo rescindere il contratto o modificarlo.

In caso di disdetta del contratto di lavoro, quale stipendio percepisce il dipendente che lavora attualmente a orario ridotto?

L’indennità per lavoro ridotto dura fino all’inizio del periodo di preavviso, quindi fino a fine mese. Non appena inizia il periodo di preavviso, il datore di lavoro deve pagare l’intero stipendio fino alla cessazione del rapporto di lavoro.

È prevista una franchigia in caso di lavoro ridotto?

No, il 20 marzo il Consiglio federale ha abolito di termine di attesa per l’ILR di 2 due giorni, Dal 1° settembre 2020 al 31 dicembre 2021 il periodo di attesa sarà di un giorno.

Quanto resterà in vigore il regolamento COVID-19 per l’autorizzazione del lavoro ridotto?

Il 1o luglio 2020 il Consiglio federale ha prolungato la da 12 a 18 mesi la durata massima per beneficiare dell’indennità per lavoro ridotto. Inoltre, dal 1° settembre il periodo di attesa è di un giorno. Questa modifica dell’ordinanza rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2021.

Domande e risposte: imposte

Posso detrarre dalle imposte i costi supplementari generati durante le settimane/i mesi in cui ho lavorato da casa?

Le spese per il locale di lavoro della propria abitazione privata sono detraibili soltanto se il lavoro svolto a tempo pieno o parziale nel locale rappresenta una parte essenziale dell’attività professionale principale. Inoltre, il lavoro deve essere svolto in un locale appositamente attrezzato.

Uno svolgimento sporadico dell’attività professionale a casa non è sufficiente per la detrazione di una parte del canone di affitto. Qualora la situazione straordinaria attuale dovesse protrarsi per diversi mesi, non sono da escludere eventuali misure di sostegno da parte delle autorità fiscali. In questo caso bisognerà indicare nella dichiarazione delle imposte che le spese per il locale di lavoro sono superiori alla cifra forfettaria per le spese professionali.

Altre domande sul coronavirus? Qui sono disponibili ulteriori informazioni sul tema cassa malati, condizioni lavorative, previdenza e viaggi. Inoltre, qui si possono approfondire le proprie conoscenze sul tema perdita di guadagno per le PMI, crediti privati, abitare e traslocare e ipoteche.