Salute e prevenzione

Vaccino antinfluenzale: sì o no?

INFO
|
Foto: iStock / scyther5

Testa che pulsa, dolori articolari, fronte in fiamme: sono questi i tipici sintomi influenzali. Eppure le persone che hanno difficoltà a decidere se farsi vaccinare o meno sono tante. Comparis spiega tutti i pro e i contro del vaccino antinfluenzale.

Ogni anno lo stesso interrogativo: vaccinarsi contro l’influenza sì o no?

Da un lato, l’idea di non potersi alzare dal letto per due settimane non alletta nessuno. Dall’altro, il dibattito sull’inutilità del vaccino, la mancanza di protezione e i possibili effetti collaterali accende gli animi.

 Ed ecco che molte persone evitano di prendere una decisione o aspettano finché il momento ideale per vaccinarsi (ottobre/novembre) è ormai passato da tempo.

Da ottobre ad aprile, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ogni settimana fornisce informazioni attuali sulla situazione dell’influenza stagionale e altri virus simil-influenzali. In tal modo la Confederazione informa la popolazione e i medici sull’arrivo dell’epidemia influenzale. Si parla di epidemia influenzale quando i casi sospetti sono 69 su 100’000 abitanti. 

Numero di dosi di vaccino prodotte: nessun aumento degno di nota

Secondo l’UFSP, per la stagione influenzale 2019/2020 in Svizzera sono disponibili all’incirca 1,21 milioni di dosi di vaccino. Questo numero è comparabile con le produzioni degli anni passati. La quantità più elevata di vaccini è stata prodotta nel 2006 (1,39 milioni). Da allora, le cifre non sono state soggette a grandi fluttuazioni. 

Contagio inconsapevole

Il problema sta nel fatto che il virus dell’influenza mette in pericolo non solo noi stessi, ma anche chi ci circonda. Di fatto, molte persone infette non si accorgono di essere malate oppure scambiano la malattia per un semplice raffreddore. Quindi, utilizzando i mezzi di trasporto pubblici, andando a lavorare o al cinema, diffondono inconsapevolmente il virus, trasmettendolo anche ai gruppi a rischio come le donne incinte o le persone anziane.

Qual è la differenza tra il raffreddore e l’influenza?

Raffreddore (infezione virale) Influenza (malattia infettiva acuta)
Inizio della malattia lento peggioramento
sintomi forti e improvvisi
Febbre leggero innalzamento della temperatura
aumento fino a 38-41 gradi
Mal di testa vago, leggero
forte, pulsante
Tosse lieve stimolo a tossire, spesso tosse grassa
all’inizio della malattia tosse secca, spesso dolorosa
Appetito solitamente normale riduzione/perdita dell’appetito
Stanchezza senso di pesantezza forte affaticamento, debolezza
Dolori articolari ridotti forte dolore a muscoli e articolazioni
Raffreddore all’inizio molti starnuti, poi naso tappato e/o che cola talvolta naso tappato e/o che cola
Durata da 3 a 7 giorni
da 7 a 14 giorni
Periodo tutto l’anno da ottobre ad aprile

Chi dovrebbe sottoporsi al vaccino antinfluenzale?

Il vaccino è consigliato alle persone seguenti:

  • Individui ad alto rischio di complicanze: persone a partire dai 65 anni, persone affette da malattie croniche (al cuore o ai polmoni, disturbi metabolici), donne in gravidanza o poco dopo il parto, bambini nati prematuramente a partire dal sesto mese di vita.
  • Persone che entrano spesso in contatto con individui ad alto rischio di complicanze oppure con neonati di età inferiore ai 6 mesi.
  • Persone che lavorano in ambito sanitario o in strutture di custodia come asili nido e simili.

Con quale frequenza devo sottopormi al vaccino?

Di norma la protezione di un vaccino antinfluenzale dura da quattro a sei mesi. Per prevenire la stagione influenzale durante i mesi invernali è quindi necessario ripetere la vaccinazione ogni anno. Tuttavia, i virus dell’influenza mutano costantemente, per cui variano da stagione a stagione. Ciò significa che anche la composizione del vaccino deve essere rivista e aggiornata per ogni stagione epidemica.

I contro del vaccino antinfluenzale

Il vaccino aiuta a proteggersi, anche se non al 100%. Ma allora perché così tante persone si oppongono al vaccino antinfluenzale? Anzitutto perché la protezione indotta dal vaccino è limitata e arriva a prevenire solo circa il 60%. A confronto, il vaccino contro il morbillo previene la malattia quasi al 100%. Ciò dipende dal fatto che, in seguito alla preparazione del vaccino a febbraio, il virus dell’influenza può mutare. E se questo accade, l’azione protettiva del vaccino può variare da completa a parziale. Inoltre, non tutti i vaccini antinfluenzali sono efficaci contro i virus dell’influenza modificati.

D’altra parte, a escludere la vaccinazione antinfluenzale sono gli eventuali effetti collaterali:

  • rossore e gonfiore nel punto in cui è stato inoculato il vaccino;
  • febbre;
  • dolori muscolari;
  • leggera sensazione di malessere;
  • eruzioni cutanee, edemi o difficoltà respiratorie in caso di allergie;
  • shock anafilattico (reazione allergica immediata);
  • sindrome di Guillain-Barré (una persona su 1 milione di vaccinazioni).

Effetti collaterali più gravi sono estremamente rari e comunque molto meno frequenti rispetto al rischio di complicazioni serie in caso di influenza.

Nonostante la protezione limitata offerta dal vaccino, comunque, questo non è privo di effetti. Secondo gli esperti la malattia provoca effetti meno devastanti nelle persone vaccinate e spesso evita le complicazioni che ne possono derivare.

Per quale motivo dovrei sottopormi al vaccino?

  1. Per proteggere sé stessi e gli altri: il vaccino protegge la maggior parte delle persone vaccinate dall’influenza e dalle rispettive conseguenze. Evita inoltre la trasmissione (inconsapevole) di chi ci circonda, tra cui anche i gruppi a rischio come le donne incinte o i malati cronici.

  2. Per ridurre il rischio di complicazioni gravi: sottoponendosi al vaccino si evitano infezioni secondarie più facili da contrarre quando il corpo è indebolito dal virus dell’influenza. Le infezioni di questo tipo sono provocate da batteri e risultano talvolta ancora più pericolose delle malattie che ne sono all’origine. Soprattutto tra i gruppi a rischio, la vaccinazione è in grado di evitare che la malattia progredisca con conseguenze gravi.

  3. Per evitare giorni a letto o persino in ospedale: una vera influenza può durare fino a due settimane, a volte anche più a lungo. Se si verificano complicazioni come ad esempio un’infezione polmonare, può essere necessario il ricovero in ospedale.

  4. Per una questione di costi-benefici: il vaccino è infatti più economico dell’influenza, sia in termini di tempo che di costi, e può evitare costose degenze ospedaliere nonché assenze per malattia. Durante la Giornata nazionale della vaccinazione contro l’influenza, gli ambulatori medici e molte farmacie offrono la somministrazione del vaccino senza che sia necessario prendere un appuntamento. I costi variano tra i 30 e i 40 franchi. Per le persone ad alto rischio paga l’assicurazione malattia, ammesso che sia stata raggiunta la franchigia. Sul posto di lavoro, invece, è il datore di lavoro ad assumersi i costi.

  5. Per ridurre la paura del contagio: chi si sottopone al vaccino ha meno timore di essere contagiato durante il periodo di maggior rischio di contrazione dell’influenza, per esempio se utilizza mezzi di trasporto pubblici, se frequenta centri commerciali, sale concerti o anche solo le festività in famiglia. Può insomma godersi la vita «senza grandi preoccupazioni».

Come proteggersi dall’influenza nella vita di tutti i giorni?

Oltre al vaccino antinfluenzale, nella quotidianità è possibile proteggersi dalla trasmissione di questi pericolosi virus anche seguendo alcune semplici precauzioni: 

  • Lavare e disinfettare regolarmente le mani (per esempio dopo una corsa con i mezzi pubblici).
  • Restare in casa non appena si manifestano i primi sintomi.
  • Curare adeguatamente un raffreddore prima di tornare al lavoro, andare al cinema ecc.
  • Starnutire e tossire nella piega del gomito.

Chi nonostante tutto non desidera farsi vaccinare, farebbe bene a prendere almeno le precauzioni igieniche di base come lavarsi bene le mani, starnutire in un fazzoletto e, ai primi sintomi di malattia, rimanere a casa per evitare di contagiare gli altri.