Previdenza

Cassa pensione: con l'aliquota di conversione la pensione si riduce

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L’aliquota di conversione si ripercuote sulla pensione e anche sulla previdenza privata. Foto: iStock.com/kzenon

A quanto ammonta la sua rendita proveniente dal secondo pilastro? La cassa pensione calcola tale importo tramite l’aliquota di conversione: prima o poi questo tasso scenderà. Ecco quale sarà il risvolto per la sua previdenza e quali interventi sarà necessario adottare.

Il capitale risparmiato nel secondo pilastro produce nei mercati finanziari una rendita inferiore rispetto al passato. Le aspettative di vita aumentano e i rendimenti finanziari si riducono: in altre parole, la rendita della cassa pensione tende a diminuire. Ma in che misura si ridurrà la pensione? E quanto ci si può aspettare dalla cassa pensione?

Gli esperti in materia di previdenza calcolano l’importo della pensione con l’aliquota di conversione. In questo modo è possibile farsi un’idea della pensione futura.

Aliquota di conversione: che cos’è?

Il secondo pilastro si basa sul principio della capitalizzazione. Ciò significa che ogni lavoratore risparmia patrimonio nella propria cassa pensione. Una volta in pensione beneficia esattamente di tale denaro risparmiato negli anni, il cosiddetto avere di vecchiaia.

Da un lato, l’avere di vecchiaia può essere percepito come capitale. In questo caso è possibile riscuotere almeno un quarto del deposito nel secondo pilastro e, a seconda del regolamento previsto dalla propria cassa pensione, anche l’intero importo. Dall’altro lato è possibile lasciare la totalità dell’avere di vecchiaia nella cassa pensione.

Qualunque sia la scelta, l’avere di vecchiaia viene convertito in una pensione ed è qui che la cosiddetta aliquota di conversione entra in gioco.

Nel 2018 il tasso per la parte obbligatoria della cassa pensione corrispondeva al 6,8%, così anche nel 2019. Questa percentuale, stabilita dalla Legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPP), definisce l’importo annuale della pensione.

Esempio:

Un avere di vecchiaia pari a 100’000 franchi, con un tasso di conversione del 6,8%, equivale a una pensione di 6’800 franchi all’anno.

In quale misura si riduce l’aliquota di conversione?

Considerato il basso livello dei tassi di interesse, una pensione del 6,8% può essere reputata generosa. Per questo molte casse pensione chiedono un’ulteriore diminuzione dell’aliquota di conversione, poiché quella attuale presuppone un’aspettativa di vita troppo bassa e rendimenti fin troppo elevati. Dalla prima revisione della LPP nel 2006, l’aliquota di conversione originaria è stata gradualmente ridotta dal 7,2% al livello attuale.

Nel disegno di legge Previdenza per la vecchiaia 2020, il Consiglio federale ha proposto di ridurre gradualmente l’aliquota attuale al 6%. Il progetto è stato tuttavia respinto dalla popolazione nel settembre 2017. Per molti assicuratori anche una percentuale del 6% sarebbe comunque ancora troppo elevata.

Stando ai calcoli, un’aliquota di conversione del 5,14% rispecchierebbe molto meglio le condizioni reali. Questa considerazione si basa sul modello di un uomo di 65 anni di età con un’aspettativa di vita statistica di altri 19,8 anni e una pensione stimata del 2,5% all’anno.

Un’aliquota di conversione elevata deve essere finanziata

Se la politica manterrà questa aliquota di conversione elevata, qualcuno dovrà pagare per le prestazioni. Per farlo ci sono due possibilità:

1. Pagano i nuovi pensionati con le pensioni più cospicue

L’aliquota di conversione legale si applica solo a redditi tra 21’150 e 84’600 franchi per il 2018. Per il 2019, questo range è compreso tra 21’330 e 85’320 franchi.

Fino a questo reddito la cassa pensione è tenuta a garantire l’aliquota di conversione prevista dalla legge. Per i redditi superiori a questo limite scatta la parte volontaria (regime sovraobbligatorio). In questo caso ogni cassa pensione può determinare l’aliquota di conversione liberamente. Nell’ambito del regime sovraobbligatorio alcune casse portano l’aliquota al di sotto del 5% per essere in grado di finanziare le prestazioni del regime obbligatorio.

2. Pagano i contribuenti attivi

I lavoratori pagano premi più elevati: non risparmiano quindi solo per il loro avere di vecchiaia, ma finanziano anche le pensioni dei lavoratori a riposo. Questo non sarebbe tuttavia consono al sistema, poiché le casse pensione sono organizzate secondo la formula della capitalizzazione e non secondo quella della ripartizione applicata nel primo pilastro (AVS). Infatti, nell’AVS i giovani di oggi pagano per gli anziani di oggi.

Come colmare la lacuna previdenziale?

La pensione è sufficiente per il proprio sostentamento una volta pensionati? Questa è una domanda che bisogna porsi.

Oggi la somma delle rendite del primo pilastro (AVS) e del secondo pilastro (cassa pensione) copre generalmente circa il 60% dell’ultimo reddito percepito. Il finanziamento a lungo termine dell’AVS si basa su fondamenta pericolanti, e c’è anche da aspettarsi una diminuzione delle aliquote di conversione. Il divario tra le prestazioni pensionistiche e il fabbisogno economico reale, la cosiddetta lacuna previdenziale, rischia quindi di aumentare.

Tramite versamenti regolari nel terzo pilastro, i quali godono di agevolazioni fiscali, o i versamenti nella cassa pensione è possibile colmare le lacune previdenziali.

Qui sono disponibili maggiori informazioni su come colmare la lacuna previdenziale.