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Crisi del coronavirus: tutto ciò che c’è da sapere sulle richieste di credito

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Foto: iStock / MartinPrescott

Comparis risponde alle domande principali per i richiedenti di un credito nell’attuale situazione straordinaria.

Attualmente le banche concedono ancora crediti?

Sì, tutte le banche e gli istituti peer-to-peer (da privati a privati senza l’intermediazione di una banca) continuano a concedere crediti. Tuttavia, gli istituti di credito hanno adeguato i criteri di concessione alla nuova situazione, sottopongono cioè a un esame più rigoroso le richieste di credito da parte di persone dei cosiddetti settori a rischio. Tali settori comprendono la ristorazione, l’aviazione, il commercio al dettaglio, cinema, biblioteche, palestre e centri fitness, saloni di cosmetica e parrucchieri. Le condizioni per la concessione di crediti alle persone attive in questi settori dipendono dalla gravità dell’impatto delle restrizioni. Ciò potrebbe significare tassi di interesse più elevati oppure un rimborso più rapido. Le banche devono infatti valutare il rischio di insolvenza connesso alla concessione di un credito. Per motivi di sicurezza e per proteggersi dalle frodi, le banche rendono noti i loro criteri di valutazione e concessione solo in parte, che vengono comunque costantemente aggiornati in base agli ultimi sviluppi.

Quali sono le mie probabilità di ottenere un credito se sto lavorando a orario ridotto?

Le modalità con cui le banche valutano le richieste presentate da persone attualmente in lavoro ridotto non sono ancora chiare. Prima della crisi del coronavirus, tali richieste venivano generalmente rifiutate. Resta da vedere in che modo gli offerenti di crediti reagiranno alla forte diffusione intersettoriale del lavoro ridotto, dal momento che quest’ultimo serve anzitutto a garantire la liquidità nelle imprese solitamente stabili. Chi ha deciso di richiedere un credito, quindi, farebbe bene a inoltrare la sua domanda fintanto che la sua ultima busta paga non contenga alcun riferimento al lavoro ridotto. Gli esperti del nostro servizio partner Credaris restano a disposizione per qualsiasi tipo di consulenza, senza impegno, in caso di domande su un prestito in corso o sulla concessione di un nuovo credito.

Il cosiddetto stop alle esecuzioni valeva anche per il pagamento delle rate di un credito?

No. Lo stop significa solo che fino al 4 aprile ai debitori non potevano essere notificati atti esecutivi. A partire da quella data è stato di nuovo possibile. I beneficiari di un credito che presentano un comportamento di pagamento irregolare continueranno a essere registrati presso le banche. L’inoltro di questa informazione alla ZEK ha pertanto anche conseguenze negative per la solvibilità.

Ho intenzione di richiedere un credito, ma a causa della situazione attuale non sono sicuro. Quali sono i rischi di cui tenere conto?

Di norma, e a seconda delle rispettive condizioni, l’assicurazione contro la disoccupazione versa a chi perde il lavoro dal 70 all’80% dell’ultimo stipendio netto. Chi pertanto desidera richiedere un credito adesso, dovrebbe concordare rate di rimborso sostenibili anche in caso di disoccupazione. Inoltre, un’assicurazione di debito residuo consente di prevenire le conseguenze della disoccupazione: queste assicurazioni, infatti intervengono assumendosi il pagamento delle rate del credito. Tuttavia, l’assicurazione di debito residuo non interviene in caso di lavoro ridotto. Per questo si consiglia di mettere da parte delle riserve per sostenere le spese inaspettate o per far fronte all’eventualità del lavoro ridotto, in modo da poter continuare a pagare le rate mensili senza troppe difficoltà.

Nell’attuale crisi del coronavirus i disonesti che cercano di fare soldi. Come mi posso tutelare?

approfittando dell’incertezza e delle paure delle persone sono molti. Sfortunatamente sì, e ultimamente si registra un numero crescente di annunci online di sedicenti «offerenti di crediti» che promettono una soluzione alle difficoltà economiche apparentemente semplici e veloci. Ma è proprio in questo momento che non bisogna abbassare la guardia e agire in modo particolarmente cauto, e chi necessita di un finanziamento farebbe meglio a rivolgersi ai noti istituti di credito svizzeri. Se non si conosce l’offerente in questione, si consiglia di consultare la lista di allerta della FINMA. In ogni caso, ciascun offerente dovrebbe essere affiliato alla ZEK. Si consiglia inoltre di non fidarsi del colofone o delle note legali presenti sul rispettivo sito, bensì di verificare nel registro del commercio che si tratti effettivamente di una società svizzera. Gli offerenti di sedicenti paracaduti economici pubblicizzano i loro prodotti utilizzando il termine «credito», non dispongono tuttavia delle autorizzazioni necessarie per fornire tali servizi in Svizzera. Ecco perché nella maggior parte dei casi sui loro siti web si trova, ad esempio, una nota simile a questa: «Non si concedono crediti».

Chi dovesse avere altre domande, può contattarci direttamente tramite e-mail.

Maggiori informazioni sull’argomento sono disponibili nella nostra guida al credito privato.

Altre domande sul coronavirus? Qui sono disponibili ulteriori informazioni sul tema cassa malati, condizioni lavorative, previdenza e viaggi. Inoltre, i contributi seguenti approfondiscono gli argomenti pagamento continuato del salario, abitare e traslocare nonché ipoteche. E per finire, questo articolo risponde alle alle domande riguardanti le PMI.